• Paolo Benanti

Tecnologia e nuovo patto sociale - Seminario AREL

Il 3 giugno ho partecipato a un seminario dell'AREL dal titolo "Contact tracing: l’occasione per costruire un nuovo patto sociale?" con Enrico Letta, Marianna Madia e Roberto Viola. Qui una sintesi della trascrizione effettuata da AREL del mio intervento.

Sono onorato di quest’invito, mi è stato chiesto di ampliare le domande. Per un eticista vivere le domande è un po’ il modo di fare la sua professione; in questo si ricalca quello che diceva Rilke in Lettere a un giovane poeta: «Vivi ora le domande per trovare un domani le risposte».

Se ciò su cui ci interroghiamo è l’incrocio della nostra vita con un evento molto veloce com’è stato quello del COVID-19, che è entrato senza bussare, dietro abbiamo tutta una discussione di digitalizzazione e innovazione tecnologica. E allora come possiamo vivere le domande all’interno di tutto questo?



Farei un’altra premessa rifacendomi alla Vita di Galileo di Brecht in quel momento teatrale in cui Galileo, col suo telescopio al centro del palco, è affiancato dalle autorità del tempo, un filosofo, un matematico e un principe. Di fronte alle obiezioni che trova di fronte all’invenzione del telescopio, dove la lente convessa cambia la percezione dell’universo e della persona, Galileo non ha che una sola cosa da dire: «Io vi prego, guardate!».



Allora, la prospettiva con cui vorrei svolgere il mio intervento è proprio quella di invitarci a guardare attraverso questo nuovo strumento che possiamo vedere come una nuova lente convessa. Ma se il computer che lavora ai dati equivale alla lente, forse quello che ci troviamo davanti non è solo uno stadio dell’innovazione, perché l’invenzione di Galileo ha cambiato la cosmologia, dicendoci che non siamo più il centro dell’universo. Ha creato quella che Sigmund Freud chiamava quella ferita nel nostro narcisismo, mettendoci come una parte laterale di tutto il cosmo. Ha cambiato l’antropologia, ci siamo scoperti non come una cosa intera ma come fatti da piccole parti che chiamiamo cellule.



Il computer con i dati sta producendo qualcosa di più analogo, ma proviamo a calarlo nella situazione attuale con il COVID-19 e la possibilità di un nuovo patto sociale con una metafora. Tutto il tema dell’innovazione si può riassumere in tre immagini: il flight deck (la cabina di pilotaggio) della prima navicella, l’Apollo 11, che è andata nello spazio nel luglio del 69; l’Endeavour, l’ultimo shuttle progettato e realizzato nel ‘92 e ha smesso nel 2011 e, infine, la Crew Dragon, la nuova navicella appena attraccata alla stazione spaziale la settimana scorsa. Perché queste tre immagini possono essere così metaforiche di quello che vediamo? Perché rischiamo di scambiare il dito per la luna, perché rischiamo di parlare dell’innovazione tecnologica (ovvero come andiamo nello spazio), non facendo emergere alcune domande di fondo.


Il progetto di andare nello spazio nel ‘69 racchiudeva il conflitto tecnologico di due potenze, l’URSS e gli Stati Uniti. Ciò che permise all’Apollo 11 di andare sulla Luna è un pezzo di innovazione tecnologica chiamato Apollo guidance computer, uno dei primi calcolatori, fatto a posta per quella missione. Durante l’atterraggio sulla Luna si accese sul display l’errore 1202, ovvero un sovraccarico di calcolo del computer, ma gli astronauti si trovarono a far fronte al problema da soli perché la risposta alla loro richiesta di aiuto arrivò otto minuti dopo. Si assiste, cioè, a una profonda innovazione tecnologica nata da un piano politico, che vede nella relazione umano-macchina l’uomo al comando.


Passando all’Endeavour, ci troviamo in un contesto profondamente mutato, perché porta nello spazio astronauti americani e russi per costruire la stazione spaziale internazionale. Quella macchina specifica che era il computer dell’Apollo 11 diventa un General purpose computer, ovvero il processo di digitalizzazione non serve più a una cosa, ma sta cambiando il modo in cui si fanno tutte le cose. Si sta infilando nel modo in cui si decidono tutti i processi a bordo. Non solo quelli decisionali di chi aveva il controllo di tutta l’operazione, ma anche quelli di guida e pilotaggio. Se nell’Apollo la caratteristica principale era la centralità dell’uomo, nell’Endeavour sono le mattonelle di scudo termiche che costruiscono l’Apollo, di cui il pilota è inconsapevole, che sono parte del design della struttura generale, che è quello che garantisce o no la tenuta del sistema nell’atterraggio. Ciò che garantisce il buon fine del progetto non è più l’uomo.



Arriviamo alla Crew Dragon. Quel mondo che nel ‘69 nasceva dal conflitto tra le massime super potenze ora è il regno di una partnership commerciale dove Space X, un soggetto privato con delle caratteristiche e delle grandezze politiche, improvvisamente diventa l’attore per questo processo di innovazione. Lo Stato, dunque, deve allearsi con qualche soggetto privato che gli permette di fare cose che prima non erano permesse. Tutto questo si realizza con la dinamica COTS (Commercial Off-The-Shelf); questo significa vuol che tutta l’innovazione portata da Elon Musk non avviene con un hardware preciso appositamente progettato, ma utilizzando tutto ciò che l’infrastruttura informatica di vendita offre, moltiplicandolo per tre volte, avendo costi bassissimi di sviluppo e garantendo, però, dei successi tecnologici prima impensabili. Se in precedenza il computer era diventato generale, cambiando il modo di fare tutte le cose, ora l’infrastruttura informatica commerciale è capace di assurgere a funzioni di altro tipo, oltre che di innovazioni.



Detta in maniera semplice e un po’ banalizzante, l’insieme di telefonini che abitano dentro le nostre tasche con COTS sono capaci di diventare una potenza in grado di gestire un’innovazione come quella che ci porta nello spazio. Questo avviene grazie a un nuovo strato che si frappone tra le istituzioni e i singoli, che diventa infrastruttura dove queste catene logiche di giudizi mediati mediante calcoli numeri, che Musk chiama middleware, ci diventano una infrastruttura trasparente, ma non senza esiti, all’interno dei processi di gestione dell’innovazione e dei processi esecutivi.


Il risultato di tutto ciò è che il potere degli astronauti all’interno della navicella è, forse, quello di decidere di interrompere la missione quando qualcosa va male. Ce lo dimostra il fatto che l’aggancio alla stazione spaziale internazionale è avvenuto ad opera dello “strato di mezzo” gestito da Musk. Questo è il motivo per cui questa metafora si presta così bene a definire che cosa accade all’interno della nostra società: l’innovazione tecnologica che sta abitando la nostra trasformazione sociale, e che sfida il nostro patto sociale, può essere un punto in uno spazio tridimensionale determinato da tre coordinate dove nessuna di queste è senza valore nel capire cosa sta accadendo. I tre assi di questo spazio sono quello politico, quello dei “giocatori” e quello della platform.



C’è sempre stata una dimensione politica all’interno della tecnologia, basti pensare all’utilizzo di alcune forme di tecnologie biometriche messe in atto per effettuare un controllo sociale da parte di alcuni paesi. Dobbiamo chiederci qual è la dimensione politica che vogliamo abiti il nostro contesto europeo. L’innovazione tecnologica ci deve poi far parlare di una mano “visibile” del mercato che orienta, come il middlewarei di Musk, non solo le opinioni delle persone, ma anche la stessa società. Oggi, parlando di patto sociale parliamo di un patto algoritmico, un primo punto è quello della visione e dell’orizzonte necessari nell’innovazione tecnologica.



La seconda coordinata è quella dei player. Se i primi modelli di innovazione vedevano gli Stati e gli eserciti come grandi giocatori, oggi compaiono questi nuovi soggetti che pur essendo commerciali non possono essere definiti solo come tali, tanto che possiedono uffici appositi per quelle che sono tutte le relazioni con il pubblico. Oggi i grandi giocatori dell’IT, di fatto, offrono servizi che prima offriva lo Stato: l’identità può essere anche data da un social login; la moneta può essere data tramite sistemi offerti da questi “giocatori”; l’educazione, sempre più vengono messi in atto corsi per avere quelle figure che gli servono nel loro domani.



La terza coordinata è la platform, data da questa nuova concezione del middleware. Space X nel suo accesso al middleware, a platform nel lancio spaziale, produce un costo di ogni singolo lancio di un decimo rispetto a quello della NASA. Quindi con il budget di prima si fanno 10 lanci, tutto questo ha un costo perché tutti i dati prodotti vengono catturati dal middleware e possono essere trasformati più volte in una serie di informazioni che non sempre vanno a favore degli altri giocatori convolti all’interno del processo. Se queste sono le coordinate che emergono dalla nostra analisi all’innovazione digitale possiamo chiederci cosa vuol dire viverle rispetto al tema specifico del contact tracing e dell’utilizzo della tecnologia all’interno di un’emergenza come quella di COVID-19.



Il Coronavirus non ha portato un salto di qualità ma è stato solo l’acceleratore di una serie di processi le cui fondamenta già abitavano nel nostro contesto sociale. Dal punto di vista politico avere due grandi giocatori che hanno messo prodotti COTS nelle tasche di tutti noi, non considerando coloro che non hanno accesso allo smartphone, incamera al suo interno una visione politica potremmo che chiamare neoliberista. Sono due società che nascono in un contesto che è molto particolare, come la visione della vita e di alcune relazioni. E la filosofia delle tecnologie ci dimostra che questa non nasce spontaneamente, ma si tratta di una risposta a una domanda della realtà. Ogni volta che prendo in mano un artefatto tecnologico, quello è anche una mediazione sulla realtà, che vi invita a guardarla mediante i criteri che stanno alla base del suo sviluppo. Guardare il mondo attraverso un fucile di precisione mi invita a dividere il mondo tra amici e nemici.



La prima grande domanda, avendo due strutture che ci propongono un platform che permette l’accesso a queste strutture a basso costo, è quale visione politica implicita c’è e quanto di questa è compatibile e adeguata o va messa in discussione nel contrattare. Oltretutto, il caso di accesso al contact tracing - e mi riferisco soprattutto alle soluzioni prese in considerazione da Francia e Regno Unito che vogliono una soluzione più centralizzata - ha visto sedere al tavolo proprio Apple e Google rispetto al loro sistema proposto. Come se fossero, come di fatto sono, soggetti politici e non compagnie. È come se ci dicessero che c’è una sovranità in un darsi del digitale e che questa è esercitata da chi mette in piede il platform e non da chi, precedentemente, gestiva la sovranità perché delegato dai cittadini.

Quindi le tre coordinate – quella politica, quella dei “giocatori” e quella della platform – servono a interrogarci su questo tipo di soluzione, che in un attimo si è infilata nei nostri smartphone, si frappone, acquisisce del know-how e anche, in qualche maniera, produce un cambiamento ermeneutico della realtà causato dall’utilizzo di questo artefatto.



Parlando di politica è significativo il caso in cui la piattaforma utilizzata per fare una campagna mirata dall’attuale Presidente degli Stati Uniti ha visto un conflitto enorme quando gli algoritmi della piattaforma hanno marcato come incitante all’odio un messaggio dello stesso Trump, creando un precedente che ha creato una tensione altissima, sopita solo dall’aggravarsi della situazione negli Stati Uniti. Ma Trump ha fatto uscire un ordine esecutivo che ha tolto l’immunità rispetto alla libertà di espressione a Twitter. Ecco che questa nuova dinamica platform che consente un accesso a basso costo svela un suo potere e una sua efficienza politica.

0 visualizzazioni