Il dataismo come nuova religione?

March 24, 2017

 

Pubblicato su Il Regno - Moralia

 

Nella storia del pensiero, al di là dei momenti di discussione accademica e di riflessione che hanno segnato lo sviluppo della filosofia, di fatto si è assistito al ricorso a diverse forme di autorità per sintetizzare dei criteri che fondassero e orientassero le scelte delle persone. Per migliaia di anni gli esseri umani hanno indicato l’autorità come venuta e consegnata agli uomini dagli dei.

Poi, durante l’epoca moderna, l’umanesimo ha gradualmente spostato l’autorità dalle divinità alla persona. Jean-Jacques Rousseau nel 1762 ha riassunto questa rivoluzione nell’Emile, il suo trattato sull’educazione.

Quando Rousseau parla ricerca di regole di condotta nella vita dice di averle trovate «nel profondo del mio cuore, tracciate dalla natura in caratteri che nulla può cancellare. Ho bisogno solo di consultare me stesso per quanto riguarda ciò che desidero fare; quello che sento di essere buono è buono, quello che sento di essere cattivo è cattivo».

I pensatori umanisti come Rousseau hanno prodotto una trasformazione del principio di autorità, convincendoci che non gli dei ma i nostri sentimenti e desideri sono la fonte ultima di significato e che la nostra volontà era, dunque, la più alta fonte di autorità.

Algoritimi e Big Data: l’ultima frontiera dell’autorità

Ora, in questa epoca di insorgenza di intelligenze artificiali, una nuova rivoluzione della fonte di autorità sta per avvenire. Proprio come l’autorità divina è stata legittimata da mitologie e credenze religiose e l’autorità umana è stata legittimata da ideologie umanistiche, così i nuovi guru dell’high-tech e i profeti della Silicon Valley stanno creando una nuova narrazione universale che legittima una nuova fonte di autorità: gli algoritmi e i Big Data.

Questo nuovo romanzo, questa nuova fondazione religiosa, questa mitologia del XXI secolo vorrei chiamarla, ispirato da alcuni pensatori come Harari, dataismo. Nella sua forma estrema i fautori di questa visione del mondo dataista percepiscono l’intero universo come un flusso di dati, vedono gli organismi viventi come poco più di algoritmi biochimici e credono che esista una vocazione cosmica per l’umanità: creare un sistema di elaborazione dati onnicomprensivo e poi, nell’eschaton del cosmo, fondersi in esso.

Stiamo diventando minuscoli chip all’interno di un sistema gigante che, sempre più guidato e sviluppato dalle intelligenze artificiali, nessuno capisce davvero fino in fondo. Ogni giorno assorbiamo innumerevoli bit di dati tramite e-mail, telefonate e articoli. Con il mio pensiero non faccio altro che elaborare dati e trasmettere indietro, nel grande flusso cosmico, nuovi bit attraverso altre e-mail, telefonate e articoli.

In realtà non sappiamo dove questi “nostri” dati s'inseriscano nel grande schema delle cose o come i nostri bit di dati si colleghino con i bit prodotti da miliardi di altri esseri umani e dai milioni di computer. Semplicemente siamo troppo occupati a rispondere alle e-mail. Questo flusso di dati incessante però è quello che produce le scintille da cui emergono senza sosta nuove invenzioni. Interrompere questo processo è una cosa che provocherebbe un collasso economico e sociale e nessuno lo vuole… aderiamo a questa visione del mondo e affidiamo ai dati una sempre maggiore fonte di autorità sulla nostra vita.

La fine del libero arbitrio

Ma in realtà, a essere onesti, nessuno ha bisogno di capire. Tutto quello che dobbiamo fare è rispondere alle e-mail più velocemente. Proprio come i capitalisti del libero mercato credono nella mano invisibile del mercato, gli adepti della religione dataista credono nella mano invisibile del flusso di dati. Come il sistema di elaborazione dati globale diventa onnisciente e onnipotente, così la connessione al sistema diventa la fonte di ogni significato. Il nuovo motto dice: «Se si verifica qualcosa - registrarlo. Se si registra qualcosa - caricarlo. Se si carica qualcosa – condividerla».

Oggi l’umanesimo è di fronte una sfida esistenziale e l’idea di "libero arbitrio" è in pericolo. Le conoscenze neuroscientifiche suggeriscono che i nostri sentimenti non sono una qualità spirituale unicamente umana. Piuttosto, sono meccanismi biochimici che tutti i mammiferi e uccelli utilizzano per prendere decisioni calcolando rapidamente probabilità di sopravvivenza e la riproduzione: anche i sentimenti sono capiti come algoritmi!

Se portiamo questo processo alla sua logica conclusione dovremmo dare agli algoritmi artificiali l’autorità di prendere le decisioni più importanti della nostra vita, come oggi decidiamo in forza dell’autorità che diamo ai nostri sentimenti e vissuti, come dice l’umanesimo. Nell’Europa medievale sacerdoti e genitori avevanoil potere di scegliere il partner per le persone. Nelle società umaniste diamo questa autorità ai nostri sentimenti. In una società dataista chiederò a Google di scegliere. «Hallo Gooogle», dirò, attivando il sistema di intelligenza artificiale. «Sia Giovanna che Maria mi corteggiano. Mi piacciono entrambe, ma in un modo diverso, ed è così difficile decidere. Dato tutto quello che sai dei miei dati, che cosa mi consigli di fare?».

E Google risponderà: «Beh, io ti conosco dal giorno in cui sei nato. Ho letto tutti i vostri messaggi di posta elettronica, ho registrato tutte le chiamate telefoniche, e conosco i tuoifilm preferiti, il tuo DNA e l’intera storia biometrico del tuo cuore. Ho i dati esatti su ogni appuntamento e posso mostrarti secondo per secondo i grafici dei livelli di frequenza cardiaca, pressione sanguigna e lo zucchero per ogni appuntamento cha hai avuto con Giovanna e Maria. E, naturalmente, li conosco così come conosco te. Sulla base di tutte queste informazioni, sui miei algoritmi superbi e grazie a statistiche di milioni di rapporti negli ultimi decenni, ti consiglio di scegliere Giovanna: hai una probabilità dell’87% di essere più soddisfatto di lei nel lungo periodo».

Dataismo e attrazione scientifica

Il dataismo è la religione perfetta per gli studiosi e gli intellettuali: promette di fornire un Santo Graal scientifico che ci è sfuggito da secoli: una singola teoria globale che unifica tutte le discipline scientifiche, dalla musicologia, passando attraverso l’economia, fino alla biologia.

Secondo il dataismo la Quinta sinfonia di Beethoven, una bolla speculativa in borsa e il virus dell’influenza sono solo tre modelli di flusso di dati che possono essere analizzati con gli stessi concetti e strumenti di base. Questa idea è estremamente attraente e dà a tutti gli scienziati un linguaggio comune per costruisce ponti che superino le spaccature accademiche e le fratture interdisciplinari, essendo facile esportare le scoperte dataiste oltre i confini disciplinari.

La tecnologia è sempre più questione antropologica e religiosa che non tecnica!

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