Cupido digitale: un Tweet per l'anima gemella

July 9, 2018

Un nuovo algoritmo di deep learning chiamato CoupleNet analizza i tweet di due utenti e stima quanto è compatibile la coppia. È un approccio diverso rispetto a siti e app di incontri come Match.com o Tinder che si basano sui dati inseriti e su algoritmi proprietari. Cosa vuol dire passare dal cuore a un Cupido digitale?

Per comprendere il fenomeno di cui parliamo guardiamo qualche numero.


Ogni settimana oltre un milione e mezzo di incontri di coppia nascono da uno swipe sulle app di dating e ogni giorno ci sarebbero, invece, approssimativamente ventisei milioni di match. Sembra evidente, allora, che quello che hanno già fatto i servizi di online dating è stato cambiare la grammatica dell’amore e dare spazio a una sessualità 2.0, virtuale e sempre più smaterializzata. I grandi e piccoli dati che ogni utente dissemina in Rete permettono a servizi come questi di abbinare – matching, appunto – il proprio profilo con quello di altri iscritti potenzialmente affini quanto a carattere, gusti, provenienza soprattutto - la maggior parte di queste applicazioni si basa, infatti, su geolocalizzazione. Poi fare selezione – “come nella vita reale, anzi meglio”, ci tiene a precisare il payoff di una delle app di online dating più popolari – tocca al diretto interessato e poco importa che la scelta si basi su un paio di foto, lo spazio limitato e patinato di una bio, un doppio tap sullo schermo per dire di sì o uno swipe verso sinistra per passare invece alla prossima persona.

 

 

I principali attori del dating onlina includono, oltre a Meetic, eHarmony, Chemistry.com e Match.com per trovare il vero amore e tutti promettono relazioni durature. Siti di nicchia come JDate.com (destinati ai single ebrei), BlackPeopleMeet.com (destinati alla connessione di persone afro-americane), ChristianMingle.com (destinati ai cristiani che cercano single con valori simili) e OurTime.com (destinati a frequentatori con oltre i 50 anni di età) forniscono omonimie di valore per il consumatore.


Tinder è il leader indiscusso nella prima arena mobile. Ci sono molte altre offerte, ma nemmeno una singola app si avvicina alla quota di mercato di Tinder. Zoosk, OkCupid e Hinge sono tutti giocatori e app di nicchia come The League (i membri devono essere scelti per accedere alla app), Bumble (le donne devono iniziare la conversazione), Happn (appuntamenti basati sul luogo) e JSwipe (Jewish Tinder) hanno tutti trovato un pubblico proprio e affezionato.

La grande varietà di servizi di online dating – secondo delle stime ne esisterebbero oltre 1500 diversi – suggerisce, insomma, una riflessione: chi cerca su Internet l’amore di una vita o l’incontro piacevole di una sera sembra essere sempre meno oggetto di stigma sociale.

 

 

Ancora il Pew Research offre interessanti insight a proposito: nel 2005 il 29% degli americani si diceva d’accordo con l’affermazione secondo cui le persone che utilizzavano i siti per gli incontri online fossero «disperati»; nell’ultima rilevazione (riferita al 2013) la percentuale era già scesa di 8 punti percentuali. Non solo, quasi il 60% degli utenti reputa che le app per il dating siano dei buoni posti dove incontrare le persone e a loro si aggiunge un 53% che crede addirittura che chi si affida all’online dating abbia maggiori probabilità di incontrare le persone giuste di chi invece cerchi l’amore ancora nei modi più tradizionali.

 

Quello che non sempre si tiene in considerazione, comunque, è che app e siti d’incontro online si sono già dimostrati un successo in una prospettiva di marketing. Sarà che i loro utenti “tipo” sono Millennial, un target considerato strategico dai marketer. Sarà perché, sempre secondo il Global Web Index, immediatamente dopo la volontà di curare la loro immagine, gli iscritti a Tinder e co. sono interessati a scoprire prodotti nuovi.

 

Se il dating diventa un business allora ogni nuova strategia di successo può essere fonte di guadagno. Da questo business scouting nasce l'idea di poter fare un matching affettivo senza bisogno di lunghe e complesse interviste da parte delle persone facendo data mining da tracce che già hanno sparso nella loro vita digitale.


Da qui l'idea di CoupleNet: si usano i tweets per prevedere se due utenti si "piaceranno" o si scambieranno messaggi e quindi faciliteranno la comunicazione tra i possibili piccioncini. CoupleNet analizza i dati lasciati sui social media pubblici per prevedere tanto indizi espliciti che impliciti sul fatto che due persone potrebbero essere romanticamente idonee.

 

 

Panoramica dell'architettura del modello COUPLENET che illustra il calcolo del punteggio di somiglianza per due utenti. [Immagine di Yi Tay]


Per addestrare l'algoritmo, il team di CoupleNet ha creato un set di dati di quasi 2 milioni di tweet estratti da oltre 4.600 possibili coppie. Le "coppie" sono state trovate identificando account pubblici che hanno inviato messaggi come "buonanotte baby ti amo: - *" l'un l'altro. Un dato interessante: dopo il training, CoupleNet può identificare le coppie reali nei dati di test meglio di altri strumenti di matching a cui sono stati dati gli stessi dati. 


Secondo gli sviluppatori: "Per quanto a nostra conoscenza, il nostro approccio è il primo approccio di deep learning basato sui dati per il matching relazionale".

 

Il deep learning se fornisce previsioni non sempre ci mette in grado di comprendere il funzionamento del suo processo. Tuttavia in questo caso le grandi capacità di CoupleNet potrebbero forse anche spiegarsi. L'algoritmo è stato in grado di individuare i reciproci interessi tra gli utenti che riteneva suggerissero una buona corrispondenza, come i tweet sulle band pop. Ma è più che solo corrispondenza di parole. CoupleNet potrebbe trovare le coppie correttamente anche quando non ci sono segnali di corrispondenza ovvi. I ricercatori scrivono che "crediamo che gli schemi (latenti) nascosti (come le emozioni e la personalità) degli utenti vengano appresi e modellati per formulare raccomandazioni".

 

 

Questo tipo di strumento potrebbe trasformarsi un giorno in una caratteristica che può essere inclusa in vari social network per fornire indicazioni del tipo "Chi seguire", anche senza dover per forza arrivare ad usi romantici. 

 

Gli sviluppatori di CoupleNet sottolineano inoltre che il loro metodo probabilmente supera i problemi che emergono dai siti di incontri, come l'auto-presentazione ingannevole, le molestie e i bot che molti utenti utilizzano per automatizzare le prime interazioni con i possibili interessati. 

 

Nel frattempo, aziende tecnologiche come Facebook e Tinder continuano a sviluppare i propri strumenti di matchmaking basati sull'intelligenza artificiale e hanno incredibili quantità di informazioni sugli utenti. Ma a differenza di quei set di dati attentamente controllati, i ricercatori dietro CoupleNet offrono un metodo che chiunque può utilizzare su dati disponibili al pubblico. Stanno anche progettando di rilasciare il proprio set di dati , quindi tutti i cupidi inclini all'apprendimento automatico possono creare il proprio strumento di matchmaker.

 

Potremmo dire che nell'epoca del Digital Age, Cupido ha sostituito la freccia con un tweet!

 

Prima di congedarci però vogliamo però farci qualche domanda di fondo sulla questione.

 

La prima riguarda proprio l'utilizzo dei dati per questioni come l'amore. Siamo sicuri che è questa una via digitale a scoprire l'amore? siamo solo dati parametrizzabili? cosa è l'essenza dell'innamoramento e dell'amore? è questione di dati o di altro? Forse alcuni misteri della natura umana non sono parametrizzabili perché sfuggono a un calcolo di convenienza. Tuttavia qualcuno potrebbe profilarci per ottenere dei guadagni dai nostri dati.

 

La seconda domanda riguarda l'uso di algoritmi di profilazione. 

 

Nel corso degli ultimi anni, il progresso tecnologico e la diffusa disponibilità, soprattutto sul web, di grandi quantità di dati personali, hanno portato ad un utilizzo massiccio, in un numero sempre più crescente di settori, pubblici o privati, di processi finalizzati all’analisi in chiave predittiva dei comportamenti e degli interessi degli individui ed all’assunzione di decisioni automatizzate fondate proprio sui profili comportamentali elaborati.

 

Non vi è dubbio che la profilazione ed il processo decisionale automatizzato offrano numerosi vantaggi agli individui ed alle organizzazioni.

 

Un processo decisionale automatizzato garantisce infatti una maggiore coerenza ed equità riducendo il rischio di errori umani, discriminazioni e abusi di potere, oltre che consentire l’assunzione di decisioni in tempi più rapidi.

 

Parimenti, la profilazione, volta a suddividere gli interessati in gruppi omogenei in base ai loro comportamenti, propensioni al consumo, interessi ecc., ha numerosi applicazioni commerciali in quanto consente alle imprese di adattare sempre meglio servizi e prodotti alle esigenze dei propri clienti e di fornire una pubblicità personalizzata maggiormente pervasiva rispetto a quella generalizzata.

 

Tali strumenti, tuttavia, possono, al tempo stesso, determinare rischi significativi per i diritti e le libertà degli individui, soprattutto quando, nel perpetuare stereotipi esistenti o nell'elaborare previsioni inesatte, portano a segregazione sociale e a discriminazioni ingiustificate, minando ad esempio la libertà di scelta di un individuo e negandogli l’accesso a determinati beni o servizi.

 

Ma qui la questione si fa ancora più sottile. Se ogni esperto di marketing sogna dei dati e dei clienti perfettamente profilati è perché sa che gli algoritmi di profilazione non hanno come unico effetto la predizione. La profilazione infatti ha anche un effetto di produzione. Nel caso del marketing produce la vendita e l'acquisto di beni e servizi.

 

Ecco svelato qui una questione di fondo. L'uso delle AI e del machine learning per profilare e predirre può essere una delle più importanti forze di produzione sociale di alcuni risultati.

 

 

Tornando a un campo così profondo e delicato come le relazioni affettive siamo sicuri che le AI e il machine learning predicano il miglior matching o lo produrranno? Vogliamo essere aiutati a trovare l'amore o vogliamo introdurre nuove forme di matrimonio combinato?

 

La differenza è, di nuovo, un cambio del principio di autorità. Non più il pater familiae che, per oscure ragioni, impone il matrimonio di convenienza, né quell'inspiegabile palpito del nostro cuore che ci spinge a cercare in quella persona la nostra anima gemella, ma l'oracolo digitale che, con i suoi vaticini insondabili, produrrà il nostro futuro.

 

Siamo pronti o vogliamo tutto questo?

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