A me gli occhi please! AI e psicologia

August 1, 2018

Una nuova ricerca porta alla luce come un team dell'University of South Australia (UniSA) sia riuscito a realizzare una intelligenza artificiale in grado di indovinare i tratti della personalità secondo il Big Five Questionnaire basandosi solo sull'osservazione dei movimenti oculari del soggetto.

Spesso si dice che gli occhi sono la finestra dell'anima, rivelando ciò che pensiamo e come ci sentiamo. Ora, una nuova ricerca rivela che gli occhi possono anche essere un indicatore del tipo di personalità. Come? Semplicemente registrando il movimento del bulbo oculare e sottoponendolo a un'AI adeguatamente addestrata.

 

 

Partiamo dal problema. Perché una diagnosi di personalità? Il tutto parte da una domanda che affligge i responsabili delle risorse umane delle aziende. Quando si assume qualcuno ci si trova di fronte al dilemma “come valutare i requisiti psicoattitudinali richiesti per svolgere efficacemente una determinata mansione in azienda?”.

 

L'esperienza mostra che non basta fare appello alle più fini abilità diagnostiche e prognostiche dell'intervistatore. Un principio di buona pratica aziendale nella selezione del personale è affiancare o far precedere il colloquio dalla somministrazione di un test di personalità.

 

 

 

Il Big Five Questionnaire nasce per questo scopo. Il test offre una valutazione di personalità che aiuta nella valutazione della personalità del candidato su cinque grandi dimensioni (ciascuna di esse ulteriormente suddivisa in due sottodimensioni):

  1. Estroversione
     

  2. Apertura mentale
     

  3. Gradevolezza
     

  4. Stabilità Emotiva

     

  5. Coscienziosità

 

Chiaramente i candidati sanno di questo questionario e uno dei problemi che da sempre riscontrano i responsabili delle risorse umane è come far si che le risposte siano sincere e indichoino veramente la personalità del candidato. Ora le AI potrebbero ovviare al problema. 

 

La ricerca sviluppata dalla University of South Australia in collaborazione con l'Università di Stoccarda, la Flinders University e l'Istituto Max Planck per l'informatica in Germania, utilizza algoritmi di machine learning all'avanguardia per dimostrare un legame tra personalità e movimenti oculari.

 

 

I risultati mostrano che i movimenti oculari delle persone possono rivelare se sono socievoli, coscienziosi o curiosi. Il software, grazie ai suoi algoritmi, riconosce in modo affidabile quattro dei cinque tratti della personalità del Big Five: apertura mentale, estroversione, gradevolezza e coscienziosità.

 

I ricercatori hanno monitorato i movimenti oculari di 42 soggetti partecipanti allo studio durante lo svolgimento di compiti quotidiani in un campus universitario, e successivamente hanno valutato i loro tratti della personalità utilizzando i questionari ben consolidati.

 

Il dott. Tobias Loetscher dell'UniSA afferma che lo studio fornisce nuovi collegamenti tra i movimenti oculari e i tratti della personalità precedentemente sotto-studiati e fornisce importanti approfondimenti per i settori emergenti dell'elaborazione dei segnali sociali e della robotica sociale.

 

Secondo Loetscher: "C'è sicuramente un potenziale per queste scoperte: si potrà migliorare le interazioni uomo-macchina. Le persone sono sempre alla ricerca di servizi personalizzati e migliorati. Tuttavia, i robot e i computer odierni non sono socialmente consapevoli, quindi non possono adattarsi a segnali non verbali. Questa ricerca offre l'opportunità di sviluppare robot e computer in modo che possano diventare più naturali e meglio interpretare i segnali sociali umani".

 

 

Il dott. Loetscher sostiene anche che i risultati forniscono anche un importante ponte tra studi di laboratorio strettamente controllati e lo studio dei movimenti oculari naturali in ambienti reali: "Questa ricerca ha tracciato e misurato il comportamento visivo delle persone che svolgono le loro attività quotidiane, fornendo risposte più naturali rispetto a quando si trovavano in un laboratorio. E grazie al nostro approccio di apprendimento automatico, non solo convalidiamo il ruolo della personalità nello spiegare il movimento degli occhi nella vita di tutti i giorni, ma riveliamo anche nuove caratteristiche del movimento oculare come predittori dei tratti della personalità".

 

La ricerca ci aiuta a esemplificare alcune considerazioni etiche rilevanti sul mondo della tecnologia e sull'uso diffusivo di algoritmi di machine learning applicati alla predizione di comportamenti umani, specie se questi verranno usati per discriminare le persone in ambiti così delicati come la ricerca di un lavoro.

 

In primo luogo dobbiamo chiederci se questa capacità - presunta o reale - delle macchine ci possa permettere di mettere in atto sistemi predittivi che sostituiscano la tradizionale dinamica evidence based. Le indicazioni di possibili profili psicologici rischia di trasformare una società in cui la persona e le sue parole hanno il valore principe, in un sistema sociale fondato sul sospetto indotto dalle macchine e degno dei peggiori incubi orwelliani.

 

 

In secondo luogo dobbiamo mettere a fuoco il fatto che gli algoritmi possono portare dei "pregiudizi" - di calcolo non morali - che applicati su larga scala possono dare luogo a vere e proprie ingiustizie sociali o discriminazioni. La macchina e il test predittivo di personalità può creare delle nuove classi sociali di esclusi o di emarginati per pregiudizi del machine learning

 

In terzo luogo ci dobbiamo chiedere se algoritmi che regolano questioni chiave come questi possono essere resi invisibili perché protetti da dinamiche di proprietà intellettuale e copyright sottraendoli di fatto alla trasparenza e al controllo delle diverse componenti della società civile.

 

Le questioni che queste nuove capacità delle Ai presentano sono un esempio lampante di come le tecnologie informatiche - specie quelle legate ai big data, al machine learning e all'intelligenza artificiale -  trasformano le nostre società.

 

Se il futuro potrà essere migliore, più giusto e desiderabile dipende non dalla capacità tecnica di un algoritmo, ma solo dalla gestione dell'innovazione che sapremo realizzare come società civile.

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