• Paolo Benanti

Miti sintetici - New Podcast Episode

Siamo giunti al termine di questo viaggio. Nell'ultima puntata di questa stagione proviamo a tracciare alcune linee di orizzonte.

Abbiamo visto come la realtà sintetica sia apparsa come il frutto di un caso, come una serendipità che ha poi catalizzato e attratto lo sviluppo economico industriale dell’Occidente. Il sintetico nasce all’incrocio di diversi fenomeni: la chimica industriale, l’economia capitalista di fine ottocento, gli interessi bellici e di stato che hanno segnato i conflitti del Novecento e la cultura di massa.



La realtà sintetica si è svelata all’uomo come la possibilità di realizzare sostanze divenendo poi una categoria globale e pervasiva che oggi ci interroga filosoficamente ed eticamente.

Nella realtà sintetica appare con estrema chiarezza un conflitto squisitamente etico: quello tra possibilità tecnica e possibilità – nel senso di liceità – morale. Il numero di possibilità tecniche di cui dispone l’uomo, solleva il problema del rapporto che deve sussistere fra la possibilità tecnica e la possibilità o liceità morale di applicare queste stesse tecniche.

Alcuni sostengono una sorta di neutralità etica del mondo della ricerca scientifica, rivendicando per il ricercatore ogni forma di autonomia o di libertà morale affermando che, in quanto ricercatore, questi sia soggetto solo alle leggi scientifiche del settore in cui opera e non alle leggi morali, che limiterebbero il suo spazio operativo, precludendo anche la possibilità di pervenire a risultati e nuove scoperte. Questa visione implica l’esclusione di questo settore dell’attività umana dall’ambito della valutazione morale: in maniera esplicita o implicita tale esito è il frutto del ribaltamento del rapporto gerarchico esistente fra il valore della ricerca scientifica e quello degli esseri interessati dalla ricerca, soprattutto quando si tratta di esseri umani, sui quali vengono a ricadere eventuali danni o che vengono sacrificati in nome del valore della ricerca stessa.



A ben vedere quindi non esiste neutralità etica per un’azione di ricerca o di sperimentazione scientifica specie per l’ingegneria genetica: questa è finalizzata al raggiungimento di certi scopi, coinvolge altri esseri e provoca su di loro delle conseguenze. Tuttavia rilevare uno statuto di non neutralità etica non significa automaticamente un giudizio morale negativo su di essa. Tale attività può risultare moralmente accettabile oppure moralmente riprovevole: compito della riflessione etica è proprio l’elaborazione di tale giudizio.


Nei prossimi venti anni, la generazione di bambini nati nel terzo millennio, affronterà tre domande fondamentali frutto della realtà sintetica e della sua onnipresenza. La risoluzione di queste domande descriverà, nel bene e nel male, un mondo così profondamente diverso da tutto ciò che l’umanità ha sperimentato che possiamo veramente immaginare la fine di un’era e la nascita di un nuovo mondo, un universo sintetico.

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