• Paolo Benanti

La guida autonoma non parte dalla città ma dai campi


I primi veicoli terrestri completamente autonomi che arrivano sul mercato non sono né auto né camion per le consegne: sono robo-agricoltori. La piattaforma Dot Power è il primo esempio di esplosione tecnologica nel settore dell'agricoltura avanzata. La rivoluzione della guida autonoma non cambierà per prime le città ma la campagna.

Goldman Sachs prevede che questo settore si ingigantirà presto e macchine autonome saranno affidati il 70% dei raccolti entro il 2050. Ma Dot Power non è solo un trattore in grado di guidare senza un essere umano che intervenga in caso di problemi. È anche una piattaforma, cioè un sistema che trasforma il modo di intendere l'agricoltura, un ag-bot - un agente robotico agricolo se si volesse usare un termine italiano - in grado di eseguire oltre 100 lavori. La macchina è in grado di creare balle di fieno, seminare, raccogliere pietre e concimare con uno spandiletame. Dot Power lavora grazie a un vero e proprio arsenale di moduli utensile. E anche se il trattore è un mostro in grado di trasportare 20 tonnellate, naviga nei campi con la precisione di un orologiaio e con la delicatezza di un balletto.

Dal punto di vista operativo la piattaforma deve essere però gestita dai proprietari delle aziende agricole e per questo il sistema di controllo è estremamente semplificato ed ergonomico. Gli agricoltori mappano la propria terra usando un drone aereo o un ricevitore GPS e caricano i dati sul controller di Dot Power mediante un tablet di controllo allegato al sistema - per i più curiosi si tratta di un Microsoft Surface Pro - e quindi rilasciano la macchina sul campo.

L'instancabile macchina può funzionare 24 ore su 24, fermandosi solo per rifornire di carburante. Il suo serbatoio da quasi 300 litri e i sistemi di ottimizzazione delle routine di lavoro sono in grado di far risparmiare ai coltivatori circa il 20% in termini di costi di carburante, manodopera e attrezzature.

Le prime sei unità, già in via di consegna, saranno usate questa primavera agli agricoltori di Saskatchewan, in Canada. Questa è una zona ricca di cereali e le unità, prima di un lancio più ampio il prossimo anno, saranno un ottimo gruppo di test. Di fatto siamo pronti per il primo raccolto eccezionale per la tecnologia autonoma.

Questi gli elementi principali dell'ag-bot Dot Power:

1. Cervello di navigazione Se la macchina incontra un oggetto che non è stato incluso nelle immagini di mappatura drone o satellite, si arresta e trasmette un video al suo operatore remoto.

2. Bracci di montaggio L'agricoltore usa un telecomando per posizionare Dot Power accanto all'attrezzo che si desidera attaccare, come, ad esempio una seminatrice. Quindi, quattro bracci idraulici sollevano automaticamente l'utensile e lo assicurano al veicolo.

3. Ruote smart Ciascuna delle ruote, con sensoristica indipendente, può girare indipendentemente. Il sistema di guida elettrica e idraulica dell'ag-bot tiene traccia dello sterzo e dello slittamento delle ruote per consentire manovre strette.

4. Sensori anticollisione Radar, sensori di luce e telecamere per il riconoscimento degli oggetti sono caratteristiche chiave che aiutano il trattore robot a evitare gli ostacoli.

5. Sincronizzazione Gli ingegneri stanno lavorando su un sistema di comunicazione bidirezionale e aggiornato in tempo reale che consentirà a più ag-bot di collaborare sul campo.

Questa innovazione non è soltanto un cambio tecnologico ma si inserisce in un rapporto uomo-agricoltura che dalla sua creazione e nei suoi cambiamenti strutturali ha prodotto e accompagnati notevoli mutazioni sociali. Infatti una tappa fondamentale nella storia umana fu il passaggio dallo stadio della caccia e della semplice raccolta alla pratica della coltivazione delle piante e dell'allevamento degli animali al fine di procacciarsi il necessario per l'alimentazione. Questa vera e propria 'rivoluzione agricola' avvenne durante il Protoneolitico (tra il 9000 e il 7000 a.C.) e si consolidò nel Neolitico (7000-5500 a.C.), come dimostrano anche prove di comunità agricole di villaggio ritrovate per esempio in Iraq, nella pianura del Mar Morto, in Anatolia. La capacità di controllare e aumentare la disponibilità di piante e animali si tradusse in una più vasta e varia provvista di cibo; la domesticazione del toro e del cavallo fornì inoltre all'uomo una fonte di energia meccanica, finalizzata al trasporto e alla trazione di carri o aratri.

Nei dieci millenni che seguirono l'inizio della rivoluzione agricola l'uomo effettuò numerosissime scoperte e innovazioni: migliorò le tecniche di coltivazione, costruì nuovi attrezzi, iniziò a lavorare i metalli, progredì nella capacità di sfruttamento degli animali addomesticati. Il modo della produzione agricola è il modo che segna la socializzazione umana. Gruppi di uomini si sono uniti secondo le necessità della coltivazione formando comunità adeguate: vita rurale. Questa forma rimarrà pressoché invariata per migliaia di anni.

Nel Settecento l'agricoltura subisce una grande trasformazione che rivoluziona, con profondi cambiamenti, la vita rurale. Il prodotto della terra aumenta in modo deciso tanto che vengono soddisfatte le maggiori richieste alimentari della popolazione in continuo aumento. A sua volta la pressione demografica accelera le trasformazioni agricole incoraggiando ogni iniziativa mirata ad ottenere dalla terra una sempre maggiore produttività. Nasce, anche con l'industrializzazione, un'urbanizzazione prima impensabile. Alla fine del '700, non è più soltanto l'esperienza a guidare l'attività del contadino: infatti, sulla spinta delle istanze illuministiche, cominciano a diffondersi i testi di agronomia - nel 1753 sorge a Firenze l'Accademia dei Georgofili - e l'agricoltura diventa una scienza. 

Oggi l'agricoltura sembra non avere più bisogno dell'uomo e questo, probabilmente, trasformerà ancora la nostra struttura sociale. Più di metà della popolazione mondiale vive in città, in aree urbane in continua espansione che molto spesso danno vita a megalopoli da decine di milioni di abitanti, come Tokyo, Shanghai e Città del Messico. Ma questa proporzione, già impressionante, potrebbe crescere ulteriormente in favore delle metropoli e a scapito delle aree rurali, con più di sei miliardi di persone che saranno “cittadini” nel 2045 secondo l’ultimo World urbanization prospects, il documento del dipartimento Economico e degli Affari sociali delle Nazioni Unite sull’urbanizzazione. Negli anni Novanta c’erano solo dieci megalopoli al mondo. Oggi sono 28 di cui 16 in Asia, 4 in America del Sud, 3 in Africa, 3 in Europa e 2 in America del Nord. La più grande rimane Tokyo, capitale del Giappone, con quasi 38 milioni di abitanti, seguita da Giacarta, in Indonesia, con quasi 30 milioni e Nuova Delhi (India) con 24 milioni secondo gli ultimi dati di Demographia. Sorte inversa toccherà invece alle aree rurali. Oggi sono 3,4 miliardi le persone che vivono in campagna, ma nel 2050 non saranno più di 3 miliardi e saranno concentrate quasi tutte (90 per cento) in Asia e Africa.

Ancora una volta la questione tecnologica non è solo tecnologica e investe l'uomo, la sua comprensione del mondo, le sue strutture sociali e le aspettative che abbiamo. La tecnica è questione etica per eccellenza.

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