• Paolo Benanti

Collateral questions: le nuove tecnologie Apple per iPhone X e Watch


Si è celebrato ieri nel nuovo quartier generale della Apple il lancio degli ultimi prodotti e delle tecnologie di punta della casa di Cupertino. Il keynote è durato quasi 2 ore ed è stato un esempio di marketing mediante storytelling degno dei migliori esperti mondiali. Assolutamente notevole il video che Tim Cook ha lanciato per presentare la nuova versione dell'orologio elettronico: una serie di lettere degli utenti - una narrazione audiovisiva eccezionale - con le storie di come l'orologio digitale ha cambiato le vite di alcuni suoi possessori. A questo si è aggiunto in sala l'annuncio di aver scavalcato Rolex: il wearable di Apple è l'orologio più diffuso al mondo. Lo stile comunicativo e di marketing di Apple segnerà i corsi di marketing futuri e sarebbe degno di approfondimenti. Tuttavia non è questo il punto secondo me più interessante.

Le vendite dei prodotti presentati sono destinate, secondo alcuni analisti, ad incidere almeno per l'1% sul PIL USA. Anche questa notizia sarebbe di per sé intrigante da commentare però mi sembra che ci sia un'ulteriore questione più interessante su cui vale la pena riflettere.

Appare da tutti gli elementi visti ieri una trama di politica tecnologica e di relazione con i propri clienti e i loro dati che deve a mio giudizio essere messa in evidenza e analizzata.

Iniziamo dal rileggere quanto annunciato sul monitor cardiaco dell'Apple Watch. L’azienda con sede a Cupertino starebbe perfezionando un sistema avanzato per permettere all’Apple Watch di rilevare possibili malattie cardiache. Un gruppo di scienziati ed esperti, in collaborazione con Apple, punta quindi a testare le potenzialità dell’Apple Watch 3. Se il sensore che misura il battito cardiaco sarà in grado di rilevare possibili anomalie in modo accurato, come ad esempio la fibrillazione atriale, una patologia sofferta da molte persone che porta il cuore ad avere un ritmo irregolare, potrà essere essere d’aiuto soprattutto nei confronti di coloro che hanno problemi cardiaci. Lo smartwatch di Apple potrebbe giocare un ruolo davvero importante, se i risultati del test saranno positivi. Il wearable potrebbe agire come una sorta di campanello di allarme, spingendo gli utenti a rivolgersi a uno specialista. In sostanza l'orologio non sarà solo un prodotto destinato agli utenti ma un prodotto che evolve e segue gli utenti arricchendosi di studi scientifici finanziati da Apple. Il tutto però prevede l'accesso al monitoraggio dei dati dei pazienti. Una cosa che sembra molto poco onerosa in cambio di un servizio di monitoraggio medico così prezioso e personalizzato.

Veniamo poi al nuovo telefono di punta. Apple, con il lancio del nuovo iPhone X, ha introdotto la mappatura del volto come sistema di sblocco del proprio smartphone. Una tecnologia sicuramente affascinante ma che fa ulteriormente pensare a quello che sta diventando il reale mercato della casa di Cupertino. Secondo i dati rilasciati dalla stessa compagnia e collezionati dalle statistiche d'uso dei suoi utenti nel 2016 l'iPhone è stato sbloccato dai sui clienti in media 80 volte al giorno. Di nuovo dobbiamo registrare un flusso di dati inverso: la società vende prodotti ai suoi clienti ma per motivi tecnici e di ricerca (ovviamente richiesti nelle note e nei disclaimer presentati agli utenti finali e accettati con il fatidico click su "confermo") colleziona e analizza dati degli utenti. Ciò indica che Apple, con la diffusione del nuovo sistema di sblocco, avrà la possibilità di mappare l'espressione del nostro volto, quindi l'evoluzione del nostro aspetto, l'andamento del nostro umore e i nostri stati d'animo (magari anche associati ad altri parametri vitali come il battito cardiaco , ecc.), almeno 80 volte al giorno in milioni soggetti. Lo stesso sistema di lettura del volto porta alla cosiddetta creazione degli animoji: "faccine" applicate ai comuni messaggi che corrispondono perfettamente al nostro stato d'animo, catturato con la lettura del nostro volto. Secondo uno studio di eMarketer sono 6 miliardi gli emoticons, faccine o stickers aggiunti ogni giorno ai nostri messaggi.

Da un punto di vista commerciale e di possesso dei dati cosa può significare? Considerando che un ottimo modo per "vendere " è cogliere lo stato d'animo del cliente, è intuitivo comprendere come questa mole di dati potrà essere utilizzata come fonte temporale per propinare questo o quest'altro articolo.

Ma non basta. Il nuovo telefono di Apple è mosso da un processore pensato per il machine learning e l'AI.

L’A11 Bionic, il nuovo cuore dei telefoni, integra anche una GPU di Apple con un design a tre-core in grado di offrire performance fino al 30% superiori rispetto alla precedente generazione. Il motore neurale (un componente hardware costruito specificamente per l’apprendimento automatico) dell’A11 consente di eseguire fino a 600 miliardi di operazioni al secondo nell’elaborazione real-time. Apple spiega che il neural engine racchiuso nel chip A11 Bionic è di tipo dual-core ed è capace di riconoscere persone, luoghi e oggetti. È, tra le altre cose, il il motore di funzioni come Face ID e Animoji.Dal palco dello Steve Jobs Theater Philip Schiller, Senior Vice President Worldwide Marketing di Apple, ha spiegato che il processore dei nuovi iPhone è il 25% più veloce rispetto all’A10, che i quattro core ad alta efficenza sono fino al 70% più veloci rispetto a quelli del chip 10, e che il carico di lavori multitasking è fino al 70% più veloce rispett a prima. L’A11 Bionic è secondo Schiller perfetto per tecnologie come il Machine Learning e il CoreML ampiante sfruttate da iOS 11.

E qui forse appare in tutta chiarezza la nuova politica di Apple sui dati biometrici degli utenti e sul machine learning che i suoi sistemi intelligenti possono sviluppare grazie all'uso quotidiano di miliardi di utenti. Con la lettura del nostro volto e imparando dai nostri dati, moderni algoritmi hanno la possibilità di conoscerci emotivamente, di mappare il nostro vissuto emotivo ed eventualmente riconoscere la nostra suscettibilità ad alcuni temi o contenuti e teoricamente anceh la presenza di determinate patologie psichiche legate all'umore. Apple potrà così collezionare una quantità enorme di dati sanitari forniti gratuitamente in cambio di un sorriso - magari a forma di feci come scherzavano gli ingegneri della casa di Cupertino durante la presentazione - da inviare ai nostri amici. Un esempio eclatante di alcune prospettive che si aprono viene proprio in questi giorni da Stanford dove due ricercatori hanno pubblicato sul "Journal of Personality and Social Psychology" un articolo intitolato "Le reti neurali profonde sono più accurate degli umani nell'identificare l'orientamento sessuale dalle immagini facciali". Lo studio firmato da Michal Kosinski e Yilun Wang descrive un sistema di intelligenza artificiale capace di discernere, a partire dalle fotografie di volti contenuti in un database di immagini facciali (reperito da un sito di incontri che rende pubblici i suoi dati), se una persona è gay o eterosessuale con una percentuale di esattezza del 91% per gli uomini e dell'83% per le donne a fronte del 61% e del 54% realizzato da un campione di persone utilizzate come controprova. Risultati sconcertanti che aprono interrogativi pesanti sugli obiettivi discriminatori per cui questa tecnologia può essere utilizzata. Una tecnologia appunto già esistente come i due ricercatori tengono a sottolineare nel "disclaimer" introduttivo alla ricerca: "Non abbiamo costruito uno strumento di invasione della privacy. Abbiamo studiato tecnologie esistenti, già ampiamente usate da aziende e governi, per vedere se esse rappresentano un rischio per la privacy di persone LGBT. E siamo rimasti atterriti nello scoprire che lo sono."

Ieri abbiamo assistito all'aprirsi di una nuova frontiera dove il machine learning, la capacità delle macchine di fare "cose" non perché programmate ma perché imparano dagli utenti, diviene un campo commercialmente immenso che ha bisogno di essere analizzato, gestito e tutelato perché sono in gioco fattori che possono essere chiave per il sussistere delle nostre stesse convivenze civili.

Quello che Apple ha iniziato a commercializzare ieri è un nuovo modello di business dove l'utente non è solo il destinatario finale ma anche un partner nella costruzione di software intelligenti che possano penetrare nelle profonde e complesse pieghe dell'animo umano decifrando emozioni, sentimenti e forse anche orientamenti sessuali e patologie psichiche.

A noi ora la gestione etico-politica di questa nuova frontiera.

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